Perchè le Start Up salvano le altre aziende e non se stesse?


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Le Startup sono le crocerossine dell’imprenditoria italiana. Forse la frase “non sparare sulla Croce Rossa” è stata coniata in una stanza di qualche grattacielo di Milano durante una riunione segreta dal titolo: “Come guadagnare sulle Startup. 

Guida all’uso per i vostri manager. Riunione segreta.” Partiamo dall’inizio, o meglio, partiamo dall’articolo di Riccardo Maggiolo, il quale ad un certo punto scrive. 

Vent’anni dopo, […]. Al netto di qualche eccezione, ciò che lo start-up system ha fin qui prodotto è stato una manciata di colossi di enorme successo finanziario ma a bassa redditività e spesso con enormi perdite economiche, una piccola popolazione di piccole imprese sussidiarie a multinazionali, sostenibili ma senza crescita o innovazione rilevante, e una messe infinita di progetti naufragati con una perdita ingente di investimenti (anche pubblici) ed enorme spreco di energie e speranze per tanti giovani. 

Tutto corretto. O quasi. Come abbiamo visto negli articoli precedenti, Start Down: La Verità Sulle Start-Up Italiane e, soprattutto, Start-Down: Le Prime 10 Startup In Italia, il panorama italiano è caratterizzato effettivamente da poche aziende, principalmente del nord, in cui i founder o soci sono ex Bocconi o dipendenti di banche, fondi, venture, che ricevono tanti finanziamenti, ma che sono quasi tutte in perdita e con marginalità praticamente inesistente. 

Il punto divergente, secondo me, è legato a valutare tutto ciò come un fallimento. Forse lo sarà per le startup ma non per le aziende che girano intorno a questo mondo innovativo. 

Tutto ciò è un sistema per mantenere in vita un insieme di personaggi ed aziende, i quali altrimenti non avrebbero fondi per campare.

In un equilibrio alla Snowpiercer , le start up sono in fondo (e il fondo della) alla locomotiva dell’imprenditoria italiana, lavorano in maniere forsennata per permette al treno di funzionare, ma sono nutrite di “proteine” di dubbia provenienza che a molti danno un senso di sazietà seppure di scarsa durata, periodicamente qualcuna di essa viene promossa in prima classe grazie a possibili rapporti diretti con il capo treno e, quando l’equilibrio del treno in corsa è compromesso da “sovraffollamento”, si creano delle ribellioni utili ad eliminare il superfluo.

Tutto ciò per dire che le Start up, in Italia, sono usate per far marciare il treno e a fare mangiare in prima classe sempre gli stessi. Come canta Ligabue: “Tutti vogliono viaggiare in prima”, ma in prima viaggiano sempre gli stessi, ogni tanto regalano il biglietto a qualcuno, solo per mostrare agli altri che è un luogo accessibile se si lavora il doppio.

investire in startup


Visione troppo pessimistica?

Come ogni generalizzazione comanda, anche in questo articolo si estremizzano concetti e si evidenzia il lato oscuro della luna. È pur vero che il dato in Italia sulle start up parla chiaro. Quelle che risultano essere le eccellenze, sono del nord, legate al mondo della finanza, a determinate università e ottengono il 90% dei pochi soldi disponibili in Italia. E le altre? Qualcuna riesce a campare o ad affermarsi con le proprie forze, le altre no. Le altre, arrivo al punto, servono per la maggior parte dei casi a sostenere economicamente una serie interminabile di professionisti, aziende e innovatori. 

“Il mito americano delle start up in Italia è utile a supportare commercialisti, avvocati, banche, incubatori, consulenti, coworking, imprenditori, magnati della finanza, organizzatori di eventi e fiere, periodici e riviste del settore, addetti ad assegnare premi”. 

costi per una start up

Costi per una Startup

 Tutte le aziende e le PMI devono sostenere dei costi, non è mia intenzione sindacare su questo punto, ma come vedremo anche in “Cronaca di una Startup innovativa” i costi per le start-up sono paradossalmente maggiori di una comune azienda di capitali. I costi quasi uguali per tutti: 

  • Costituzione e notaio
  • Almeno il 25% del capitale sociale. 2500€
  • Tra i 500 euro, se si riesce a farlo senza notaio in versione semplificata, e i 2700 €
  • Commercialista
  • Tra i 3000 e i 4500 euro annui, più tra i 600 e 1400 euro per il deposito bilancio
  • Banca
  • Apertura e tenuta conto corrente: tra i 150 e i 550€ anni

I costi fissi totali sono, quindi, tra i 6.600 e gli 11.000 euro. Che poi all’anno diventano tra i 4300 e gli 8500 circa. La differenza annuale rispetto ad una srl standard è di circa 490€ annui. Molto risicata, anche se una serie di vantaggi fiscali ci sono e il non dover versare subito tutto il capitale sociale, ecc. non pare sia una grossa cifra. Manca all’appello la lista dei costi di produzione: sito internet, app, gestionali vari, licenze, affitto locali, ecc. Cifra che si aggira tra i 5000 ed i 9000 euro. I costi per essere Startup: Il punto caldo è proprio questo. Hai attivato una startup, magari innovativa, ora cosa devi fare per diventare ricco e famoso? Trovare capitali, soldi, mezzi, persone, visibilità, premi e cotillon? Sì. Ti dico subito i costi: 

  • Bandi e gare: da 750 a 12.000 euro + un variabile
  • Ottenere Premi: da 1200 a 3900 euro
  • Visibilità su testate nazionali: da 900 a 3500 euro
  • Raccolta fondi in equity / crowdfunding: da 1600 a 5000 euro + un variabile tra il 3 ed il 5% sul finanziamento ottenuto
  • Presentare pitch ad investitori professionali: da 1500 a 4500 euro + un variabile
  • Creare un pitch che “piaccia” agli investitori professionali: da 1000 a 3900 euro

TOTALE: tra spese di partenza, spese fisse e spese per ottenere soldi il totale varia tra i 15.000€ e i 43.000 €

 Quindi per avere senso, ossia pensare di affermarsi sul mercato, una startup dovrebbe avere una liquidità annuale superiore ai 100.000 euro, ma alcuni progetti anche 5 volte tanto. Infatti, le prime 10 startup indicate da linkedin, hanno ottenuto in media oltre 20 milioni di finanziamenti. 

mvp


La solitudine del Minimum Viable Product 

Agli inizi del 2000 la procedura di accesso ai finanziamenti era molto simile a quella del microcredito, ossia sostenere tante start up con finanziamenti bassi e sperare nella legge dei grandi numeri: una di esse arriverà al successo. In realtà, questa procedura è sempre stata una leggenda. Chi otteneva finanziamenti da fondi, venture, Angel, otteneva grossi investimenti dal punto di vista italiano. I primi che investirono in Facebook, ad esempio, lo fecero con 500 mila dollari. Per gli USA una mancia, per l’Italia una cifra impensabile ancora oggi. […] il merito c’entrava relativamente poco, e a incidere molto erano invece il tempismo, le relazioni, il capitale iniziale, le decisioni giuste… Insomma, soprattutto il caso. (cit) 

Negli ultimi anni, soprattutto dalla crisi del 2008 causata dalle stesse banche e fondi speculativi a cui tutte gli startupper sperano di allattarsi, si attivò il cosiddetto Lean Startup di Eric Ries.  

“lo startupper non doveva lavorare a un’idea e a un business plan per poi farsi finanziare, ma andare subito sul mercato con un prototipo anche raffazzonato del suo prodotto o servizio, modellarlo sulla base delle risposte dei primi utenti o clienti e poi, solo quando funzionava, andare dagli investitori ed entrare davvero sul mercato. (cit)”

Quindi, si passò da dare poco a tutti, anche se il poco degli altri Paesi era il tantissimo per l’Italia, a dare poco a chi aveva un modello di business testato sul Minimum Viable Product (MVP) Questo approccio è antimeritocratico perché ha chiuso la strada a chi non può permettersi di testare un prodotto o un servizio. I costi sono mediamente elevati per “andare sul mercato” e valutare la propria idea, per poi sentirsi dire che i numeri espressi, anche se perfetti, in realtà non sono presi sul serio da chi potrebbe finanziarti. Restiamo nei confini della celebre frase di Bob Hope 

“Una banca è un posto che ti presta dei soldi, se tu puoi dimostrare che non ne hai bisogno.”

Le top 10 di linkedin dimostrano che è così. Sei un benestante che fa parte della cerchia, del club, di chi finanzia? Allora avrai tutti i soldi che vuoi. Se non sei di questo club, dovrai fare da solo con i tuoi soldi, dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che il tuo progetto è vincente (MVP), fatturare tantissimo, avere un’elevata marginalità ed essere pronto a mettere tutto in discussione ogni volta. Allora sì, sarai pronto per ottenere finanziamenti che non ti serviranno.

Il Minimum Viable Product  è, così, un'altra finzione. L’80% delle top Startup italiane non superano il MVP neppure con i milioni di finanziamenti ottenuti. Soldi che in realtà sarebbero utili per testare un Max Viable Production. Non superano la prova del mercato perché i loro bilanci dimostrano che sono startup, che il modello di business è ancora in costruzione, che occorre lavorare tanto per capire se diventeranno aziende produttive. 

La differenza? Che queste startup, pur partendo da una base uguale a molte altre, hanno la possibilità concreta di provarci.

Le altre devono tentare di racimolare soldi dai parenti attraverso il crowdfunding, oppure cambiare lavoro e diventare burocrati dei bandi pubblici. 

bandi e gare

 

Bandi pubblici & Finanziamenti Imprese. Come perdere denaro mentre cerchi denaro.

<< Dietro ogni bando perso o vinto c’e’ un professionista ricco. 


La burocrazia in Italia è talmente assurda che per spiegarla dovrei compilare un modulo apposito e consegnarlo allo sportello giusto, che sicuramente non troverò, o troverò chiuso.

Siamo il Paese che usa meno i fondi Europei, perché non siamo in grado di darli a chi li chiede. Anzi, dal punto di vista del nostro Stato, siamo noi incapaci di saperli chiedere.

Chiedere è lecito, burocratizzare è cortesia. >>

Dopo le mie frasi d’effetto, credo che sia il caso di analizzare il perché questo percorso è inutile per chi non ha capitali e fa impresa. Ci sono milioni di euro messi a disposizione i bandi nazionali, regionali e comunali, ma per prenderli occorre pensare come un burocrate, anzi essere un burocrate. 

Secondo un report della Corte dei Conti europea aggiornato a settembre, l’Italia è penultima per capacità di assorbimento dei fondi del bilancio 2014-2020, con circa il 38 per cento delle risorse effettivamente erogate dall’Unione Europea. All’ultimo posto della classifica c’è la Croazia, col 36 per cento (che però è entrata nell’Unione solo nel 2013). Francia e Germania sono a metà classifica, rispettivamente col 53 e il 49 per cento, mentre al primo posto c’è la Finlandia, col 73 per cento. 

È semplice perché siamo praticamente ultimi: gli enti che gestiscono questi soldi in sub bandi nazionali, regionali e anche comunali rendono complicatissimo riuscire ad ottenerli. 

Come vedremo in “Cronaca di una Startup innovativa”, i bandi sono complessi come spedire l’uomo su Marte: centinaia di documenti da compilare, molti ridondanti e da stampare (!?), firmare, firmare digitalmente, caricare su portali che spesso vanno in errore, certificare l’incertificabile, ecc In questo capitolo parlerò di bandi che danno importanti finanziamenti alle imprese. Da 50mila euro in su. 

Per aggiudicarsi un bando è possibile solo se si riesce a diventare un professionista, ma poi non si può pensare di seguire il proprio business, oppure affidarsi ad esperti del settore, agenzie, ditte, santoni vari, i quali chiedono, giustamente, soldi per le loro prestazioni e percentuali sul finanziamento ottenuto, ma senza alcune garanzie di essere tra gli aggiudicatari del bando. Alcune Regioni poi attivano bandi in cui si richiede che tu abbia già un fatturato superiore a 100.000 euro, quindi escludono le startup o chi si sta attivando in onerosi MVP. 

Se poi hai l’abilità, la fortuna e il budget per vincere un bando, la fase successiva è anche peggiore di quella preliminare: la rendicontazione.

La rendicontazione è un’altra ferita per i poveri startupper. Perché quasi sempre i bandi chiedono che l’azienda spenda prima i soldi previsti dal progetto e poi, dimostrando anche l’esistenza di Dio, di rendicontare le spese per ottenere il finanziamento. Finanziamento che, intendiamoci, spesso è solo in parte a fondo perduto, quindi poi ci saranno rate mensili a tasso zero. 

Non hai i budget per anticipare le spese indicate nel progetto? Puoi ottenere un anticipo delle spese, ma attenzione, spesso richiedono che l’azienda sottoscriva una fideiussione bancaria che gli costa più dell’anticipo delle spese. Attenzione! 

Se hai il budget per spendere prima ed incassare dopo non devi mai sbagliare a rendicontare, altrimenti non vedi un becco di quattrini. Chi vince ed ottiene i finanziamenti dai bandi è un target di aziende che hanno le risorse interne o i fondi per attivare professionisti esteri, hanno la possibilità di anticipare le spese e hanno le competenze per rendicontarle. In tre righe è evidente che i pochi finanziamenti “importanti” nelle cifre e nella convenienza, che qualcuno riesce a prendere, sono accessibili dalle imprese che hanno capitali e risorse. Diciamo che le prime 10 startup di Linkedin, già finanziate da privati e fondi, hanno un’elevata possibilità di accedere e vincere a questi bandi. Date ai ricchi ciò che è dei ricchi. 

Crowdfunding & EquityCrowdfunding. Come perdere denaro mentre cerchi denaro.

In questo capitolo parlerò dell’EquityCrowdfunding, sia perché presente in Cronaca di una Startup innovativa, sia perché rispetto al crowdfunding senza equity, i valori economici medi superano i cinquantamila euro. Non è un caso che anche questo capitolo abbia come sotto titolo “Come perdere denaro mentre cerchi denaro”. Iniziamo dalla definizione. 

L'equity crowdfunding è una forma di crowdfunding operata attraverso piattaforme online in cui, a fronte di un investimento anche di modesta entità, l'azienda oggetto della campagna di raccolta di capitali riconosce all'investitore un titolo di partecipazione della società stessa

Tutto molto bello. Il brutto arriva quando vuoi fare una campagna di raccolta del genere. 

Sei una startup, con pochi fondi, tante speranze, e sicura che appena la tua impresa sarà su una di queste piattaforme on line, sarai tempestata di offerte, interviste in tv, convocazioni al Quirinale.

Prima, naturalmente, devi essere accettato da una di queste piattaforme. Che per la maggior parte delle volte non ti prendono in considerazione. Perché puntano su startup che hanno già un fatturato, che hanno un business model affermato (anche se di seconda mano) e che siano legate in qualche modo al mondo accademico: tra la Luiss e la Bocconi.

Procediamo per ordine. Cerchi i soldi con l’EquityCrowdfunding. Per prima cosa occorre fare un atto notarile per l’aumento di capitale, definizione delle quote, dei poteri, del minimo risultato di raccolta (inscindibile), e l’introduzione nello statuto aziendale di articoli per disciplinare la relazione dei nuovi soci. I costi vanno tra i 950€ e i 2000€. Alcune piattaforme, poi, chiedono alle start up una fee annuale, tra i 1000 e le 1900€, per servizi vari di pre e post campagna; mentre tutte chiedono una percentuale su quanto raccoglierai. Tra il 5% ed il 12%.Offerte degli investitori

La piattaforma on line di equitycrowdfunding che ti accetterà, deve avere almeno un investitore professionale, il quale quasi subito inserirà la sua offerta, che varia tra i 3000 e i 10.000 euro, in base al tuo obiettivo minimo da raggiungere (inscindibile). 

Poi? Poi nulla. Come si vedrà in Cronaca di una Startup innovativa, ma anche come ho appurato intervistando 12 start up impegnate su queste piattaforme, il 99% del lavoro è da fare. Le piattaforme on line, la maggior parte, hanno una lista di persone e aziende che investono o hanno investito, per convincerli a metter una quota, che di solito è di circa 250€, occorre creare una serie di iniziative per mettersi in mostra. Insomma, gli altri investitori, dopo che hai raccolto briciole tra gli amici ed i parenti, li deve trovare la startup con azioni di marketing, web marketing, contatti, convegni, pubblicità, appostamenti fuori la chiesa. Iniziative che hanno un costo. 

  • Creare un magico video sulla tua startup. 1.500 – 4500€
  • Campagne pubblicitarie (web, stampa, ecc). 500 – 3000€
  • Stand fiere e convegni. 750 – 2500€

Quindi, o sei del club indicato in Start-Down: Le Prime 10 Startup In Italia: principalmente del nord, in cui i founder o soci sono ex Bocconi o dipendenti di banche, fondi, venture; oppure devi distrarre il tempo dal tuo business e spendere tra 5.000 e 13.000€ per sperare di raccoglierne 50.000€. 

equity crowdfunding


Conclusioni

È opinabile creare il mito della startup quando il mercato dice che “solo determinate aziende avranno un facile accesso ai finanziamenti”, mentre le altre devono fare da sole con le briciole lasciate dagli amici degli amici. Qualcuna ci riesce certo, ma questo accade anche nell’imprenditoria “normale”. Abbiamo visto che il tempismo e liquidità sono essenziali per la riuscita di un progetto imprenditoriale. Questo, però, non avviene per il 99,5% delle startup italiane. Si fanno business plan, mille conti, mille considerazioni sul business model presentato da uno startupper, per valutare la sua idea, il suo progetto, gli obiettivi e le possibili rese, e il 99,99% delle volte la risposta di venture, banche, ecc è semplicemente “No: … Abbiamo analizzato l’opportunità e, sebbene molto interessante, purtroppo al momento il settore non è in linea con la nostra strategia di investimento.” Il punto è “a chi dicono di sì”. 

Certo, liberi di fare le loro scelte d’investimento, ma non veniteci a raccontare ancora la favola della startup. 

Se nella classifica dell’eccellenze di linkedin, tra le Prime 10 Startup In Italia, ci sono praticamente solo chi ha ottenuto milioni di euro di finanziamento, chi è laureato alla Bocconi, chi è dipendente o ex dipendente degli stessi istituti che lo stanno finanziando, chi è del nord Italia, chi è in perdita ed ottiene altri fondi, chi realizza idee simili ad altre aziende che però non sono riuscite ad avere un euro di supporto, allora è legittimo un minimo di dubbio che tutta la favola delle startup sia una farsa.

 Il mito della startup è offuscato da una realtà che in Italia è molto crudele. Perché la maggior parte di chi lavora nella propria azienda non guadagna nulla, il fatturato che produce con tanta fatica lo usa per pagare gli altri. 

Come indicato nell’articolo “Cronaca di una Startup innovativa”, in cui descrivo la vera storia di una startup, la frustrazione di lavorare nella propria startup è che lavori gratis per pagare i fornitori i quali, per la maggior parte, sono aziende e professionisti che guadagnano sul tuo sogno, senza permetterti di realizzarlo. O meglio, se hai soldi o conoscenze, puoi tentare di realizzarlo. 

Il dato, come abbiamo visto, eclatante in Italia, è che chi ha ottenuto tanti finanziamenti non è diventato un leader del mercato, una multinazionale, un brand affermato, anzi ha bilanci in perdita. Cosa che può essere normale nel rischio di impresa e per una startup. In Italia appunto. 

Nel resto dell'Europa e nel Nord America la storia è diversa. Chi ottiene finanziamenti utili per la propria startup, è tendenzialmente in rosso, ma con la differenza che tendenzialmente diventa una multinazionale, con trend di crescita elevati e con un business model realmente innovativo, produttivo ed internazionale. Chi cerca finanziamenti, pubblici o privati, con bandi, gare e raccolta fondi, si scontra con un sistema che crea spesa. Paghi per accedere ai bandi, paghi per ottenere premi, paghi per ottenere visibilità, paghi per il crowdfunding

Paghi tutti gli altri ma raramente te stesso. 

La meritoburocrazia potrebbe essere la soluzione per l’Italia. Eliminare ogni paletto burocratico che crea dipendenza da professionisti dei concorsi. 


Creare un modello di possibilità che sia meritocratico come l’arte e la bellezza. Criteri oggettivi e non soggettivi o di parte. Questo renderebbe realmente mitica e poetica la fondazione di una startup. 

Purtroppo, si sa i miti e le leggende hanno un fondo di verità costruito sulle bugie.

il mito delle startup


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